Visualizzazioni totali

domenica 19 maggio 2019

SU LA TESTA !

di Roberto Rizzetto 



Nell’autunno del 1992 le serate domenicali degli italiani ( intesi come popolo televisivo ) furono allietate da un varietà satirico trasmesso da RaiTre ed intitolato “Su la testa!...”                                                                                
Il fiorentino Paolo Beldì ( che aveva firmato la regia di programmi cult quali “Lupo solitario” e “Matrjoska” ) confezionò dieci puntate di comicità innovativa ed “impegnata” che vennero registrate in un teatro tenda di Baggio, nell’hinterland milanese. La conduzione venne affidata a Paolo Rossi, qui al suo esordio televisivo. A coadiuvarlo Lucia Vasini, attrice teatrale e sua ex   moglie, Cochi Ponzoni, che tornava in tv dopo oltre dieci anni di oblio in seguito alla separazione artistica da Renato Pozzetto, ed infine Bebo Storti .   
 Il varietà, scritto dallo stesso Paolo Rossi insieme a Gino & Michele, Marco Posani e Riccardo Piferi, attinse a piene mani dagli spettacoli teatrali precedentemente portati in scena dal comico di Monfalcone ( ma milanese d’adozione ) quali “Reccital”, “Settespettacoli”, “Chiamatemi Kowalski”, “Le visioni di Mortimer”, “La commedia da due lire”, “C’è quel che c’è” e “Operaccia Romantica”. In ogni puntata ( che aveva un tema , ad esempio “i giovani”, “l’amore”, “i perdenti”, “Milano ai tempi di Tangentopoli”, “il futuro”, ecc. ) ai monologhi di Paolo Rossi si alternavano gli sketch di alcuni cabarettisti semisconosciuti che si affacciavano per la prima volta al pubblico televisivo dopo anni di gavetta in locali quali lo Zelig di Viale Monza a Milano. Ricordiamo così il debutto in tv di Aldo, Giovanni e Giacomo, Antonio Albanese ( nella duplice veste “Epifanio” ed “Alex Drastico” ), Antonio Cornacchione, il teppista Maurizio Milani ed il compianto Gianni Palladino. La musica dal vivo era garantita dalla band “C’è quel che  c’è”, composta da musicisti di assoluto livello quali Marco Bigi, Savino Cesario, Roberto Coppolecchia ed Emanuele Dell’Acqua.                                                             
Riporto integralmente di seguito “Lode a Evaristo Beccalossi”, un pezzo tratto dal repertorio di Paolo Rossi che venne proposto durante il programma.             
Questo pezzo è dedicato a due grandi talenti della cultura mondiale , che han fatto sì che alcuni di noi, se pur perdenti, si ritenessero destinati a una vittoria futura e possibile.                                                                                                                  
Questi due talenti nel campo della cultura, della musica, dell’arte, dell’evoluzione in genere, sono per me Charlie Parker ed Evaristo Beccalossi.
Forse mi rendo conto che molti di voi non sanno chi era Charlie Parker, allora spiego chi era Beccalossi. Beccalossi è stato uno dei più grandi talenti inespressi del calcio italiano, stiamo parlando di gente che io ho visto, che molti han visto. Io non posso dimenticare una partita che era Inter – Slovan Bratislava. Io l’ho vista, chi l’ha vista sa di cosa sto parlando. Ad un certo punto l’arbitro diede un calcio di rigore per l’Inter. Per chi si intende di calcio, ma anche per chi non se ne intende, è facile capire la difficoltà per un giocatore, nella semifinale di coppa Uefa, di tirare un calcio di rigore.                                                                                 
Lui guardò tutto lo stadio negli occhi e disse: “Lo tiro io …” e io pensai con tutto lo stadio : questi sono uomini veri.                                                                 
Prese la palla e la mise sul dischetto del calcio di rigore. Lo fece con la sicurezza dell’uomo che non avrebbe mai e poi mai sbagliato. E sbagliò. E io pensai : per me resta un uomo. Ma quando cinque minuti dopo, e chi ha visto quella partita sa che non mento, ridiedero un calcio di rigore per l’Inter, per chi si intende di calcio, ma a questo punto anche per chi non se ne intende, è facile capire la difficoltà per un giocatore che ha appena sbagliato un calcio di rigore, di riassumersi la responsabilità di ritirarlo. Lui guardò tutto lo stadio negli occhi.
E tutto lo stadio fece: “ No ! Puttana Eva … “                                                                                          Lo tiro io !” E mise la palla sul dischetto del rigore con la sicurezza dell’uomo che non avrebbe risbagliato. E risbagliò !                                                                                   
E io pensai: per me resta un uomo. Un po’ sfigato ma pur sempre un uomo.               
 Ma quando cinque minuti dopo diedero un calcio d’angolo all’Inter e lui guardò tutto lo stadio negli occhi, e tutto lo stadio disse : “Ma questo che cazzo ci guarda   sempre ? Che cazzo vuole, i soldi ?” e prese la palla e la mise sul dischetto del calcio di rigore, io pensai : forse è un po’ fuori di testa! E non mi sbagliavo, perché cinque minuti dopo rubò la palla sulla striscia del rinvio del suo portiere, che gli disse : “Che cazzo stai facendo?...” “E’ mia! Vado a casa, non gioco più, basta!” e attraversò tutto il campo. Scartò tutta la squadra avversaria. Da solo davanti al portiere avversario fece una finta, scartò anche il portiere. Davanti alla porta scartò anche la porta, con un dribbling unico scartò dodici fotografi. Palleggia, di tacco supera l’inferriata di San Siro palleggiando di testa, di tacco, di punta, di lingua; scarta tutti gli ultras, scarta tutti i poliziotti con i cani lupo; tutti quelli che stracciavano i biglietti … fa fuori un’altra inferriata …
Scartò i bagarini, quelli che vendevano le pizzette, gli hot-dog … fu fermato solo in mezzo a piazzale Axum dal tram numero 15 …                                                                                                            Quando si risvegliò , dopo dieci giorni di coma , la prima frase che disse fu : “Beh , cazzo , ragazzi ! Se non è rigore questo qui !”                                                                 
Nell’ultima puntata dello show, andata in onda il 6 dicembre 1992, Paolo Rossi ripropose questo sketch davanti allo stesso Evaristo Beccalossi. Al termine del monologo venne introdotta un porta da calcio. Il comico si mise tra i pali nel tentativo di neutralizzare il rigore di Beccalossi, che questa volta non sbagliò …                                                                                                                   


TORO SCATENATO

di Rho Mauro 


Considerata, a ragion veduta, l’opera di maggior “peso specifico” messa in scena dalla splendida coppia Scorsese – De Niro questo film del 1980 ottenne ben otto nomination ai Premi Oscar finendo poi per aggiudicarsi due delle celebri Statuette: quella per il miglior attore protagonista al già citato De Niro e quello  per il miglior montaggio a  Thelma Schoonmacker.  Grazie all’interpretazione in TORO SCATENATO De Niro vinse,  nella categoria  miglior attore di film drammatico, anche il Golden Globe. 
La storia narrata è quella che ripercorre le gesta del celebre pugile noto come il  “Toro del Bronx” al secolo Jake La Motta  con De Niro che si cala alla perfezione nel ruolo del pugile italo-americano tanto che i premi vinti grazie a questo film,  non solo sono meritati, ma di fatto l’hanno consacrato nell’Olimpo dei Grandi Caratteristi di ogni tempo.
Per recitare nei panni del Campione ormai vecchio,  e logorato dagli eccessi di un carattere a dir poco irascibile,  Robert  De Niro dovette ingrassare di ben 27 kg diventando, di fatto, un’altra persona  tanto che quasi si stenta a credere che l’attore sia riuscito in una “dieta ingrassante” di tale effetto.
Nel film recita anche un altro celebre attore italo-americano, Joe Pesci , che interpreta il fratello maggiore di La Motta: anche la sua interpretazione fu degna di essere candidata alla nomination Oscar nella categoria degli Attori non Protagonisti.
Il ritratto di La Motta che viene fuori dal film è tratto dalla sua stessa  autobiografia intitolata “RUGING  BULL:  MY STORY” e, come detto, la straordinaria interpretazione di De Niro rende il tutto molto credibile. Particolarmente azzeccata fu la scelta di Martin Scorsese di  girare il film in bianco e nero  per rendere  le gesta del Jake cinematografico tali e quali a quelle rappresentate nelle tante foto degli  innumerevoli incontri di pugilato negli anni a cavallo tra il  1940 e il 1950.
Pur cruento e decisamente ad alto tasso di violenza,  considerato che  il mondo della boxe è qui rappresentato in maniera essenziale,  il film risulta tuttavia estremamente emozionante e avvincente tanto che ben presto ci si trova incollati alla poltrona e, match dopo match, si cerca di capire come andrà a finire la vicenda umana e sportiva di questo pugile.

LA SCOMPARSA DI ETTORE MAJORANA

di Rho Mauro



Genio assoluto della Fisica nucleare e della meccanica quantistica relativistica il siciliano Ettore Majorana  accetta, nel gennaio 1938, la cattedra di professore di Fisica teorica presso l’Università di Napoli. Sicuramente positivo è, per questa nomina,  l’interessamento del suo mentore, Enrico Fermi  che ha sempre creduto fermamente nelle notevoli capacità di Ettore e si è quindi speso, in prima persona, per sponsorizzare il suo approdo a Napoli.
I due si frequentarono all’Università di Roma dove Fermi era titolare della cattedra di Fisica e dove lo stesso Majorana si laureò nel 1929 con il massimo dei voti (110 e lode) avendo lo stesso Fermi come relatore.
L’Ettore Majorana che arriva a Napoli è un uomo duramente provato. Si porta sulle spalle anni di studi e di viaggi (in Germania e Danimarca) che, se da un lato ne arricchiscono il lato professionale, dall’altro ne deteriorano lo stato di salute.
A Napoli Majorana stringe un buon rapporto di amicizia con il titolare della cattedra di fisica sperimentale Antonio Carrelli e, pur continuando a condurre una vita tutta dedicata ai suoi studi, sembra che le cose vadano in generale un po’ meglio per il giovane Genio siciliano.
Ma la sera del 23 marzo del 1938 Ettore Majorana si imbarca su di un piroscafo diretto a Palermo  e svanisce nel nulla.
Che fine ha fatto ?
Dietro di sé Majorana lascia dei messaggi.
Quello diretto alla famiglia è più una invocazione nella quale Ettore esprime questo desiderio:  “Ho un solo desiderio: che non mi vestiate di nero.”
Nel messaggio diretto al Carrelli, invece, comunica la sua decisione di abbandonare la sua cattedra all’Università di Napoli e dentro c’è tutto il suo rammarico per  questa decisione.
Seguiranno al Carrelli un telegramma ed un altro messaggio…
Ma di Ettore Majorana nessuno ha più saputo nulla di certo da quella sera del marzo di  ottanta anni fa.
Che fine ha fatto Ettore Majorana ?
Ormai non si contano nemmeno più i libri che se ne sono occupati, le trasmissioni tv e radiofoniche (celebre la puntata di Chi L’Ha Visto che la RAI dedicò al caso nei primi anni duemila) che ne hanno parlato.
Molteplici sono state le teorie a soluzione di questa improvvisa scomparsa.
Partendo dal suicidio, passando per la fuga volontaria, il ritiro spirituale in un convento di frati, o il rapimento da parte dei nazisti molto interessati allo sviluppo delle teorie di Majorana …
Che fine ha fatto Ettore Majorana ?
Non lo sapremo mai.
Ed il giallo, questa volta, resterà per sempre senza soluzione.


GLI SCENEGGIATI "RAI", TRA GIALLO E MISTERO

di Roberto Rizzetto 



Negli anni settanta la RAI RadioTelevisione Italiana mandò in onda una serie di sceneggiati capaci di raggiungere un’audience di oltre venti milioni di telespettatori appassionati di giallo e mistero. Tali sceneggiati infatti, che di fatto rappresentarono la prima forma di fiction televisiva, trattavano tematiche dalle tinte oscure, fantascientifiche e paranormali. Girati quasi esclusivamente in bianco e nero, si avvalsero dell’interpretazione di attori del calibro di Alberto Lupo e Ugo Pagliai e di registi quali Daniele D’Anza. Nonostante i pochi mezzi a disposizione, grazie alla creatività degli autori, vennero confezionate opere ritenute tuttora avvincenti. Riporto di seguito un elenco di quelli che, a mio modesto avviso, considero i migliori sceneggiati andati in onda in quel decennio, corredati anche da una breve sinossi.   

A come Andromeda (1972) di Vittorio Cottafavi, con Luigi Vannucchi, Paola Pitagora. Remake della miniserie televisiva “A for Andromeda” del 1961 prodotta dalla BBC. In un futuro prossimo, un’equipe di scienziati capta un segnale proveniente dalla galassia di Andromeda contenente un messaggio con le istruzioni per la costruzione di un potente computer. L’elaboratore è pensato per la creazione di una forma di vita dalle sembianze femminili ed un’intelligenza superiore. Il suo nome è Andromeda …
                                   
Albert e l’uomo nero (1976) di Dino B.Partesano con Claudio Cinquepalmi, Maria Grazia Grassini, Nando Gazzolo, Carlo Simoni. Albert è un bambino di nove anni che, per vari motivi, spesso si ritrova solo in casa di notte. Al  commissario Gandini rivela di ricevere costantemente la visita di un uomo “completamente nero dalla testa ai piedi” …   
                                                
L’amaro caso della baronessa di Carini (1975) di Daniele D’Anza con Ugo Pagliai, Janet Agren, Adolfo Celi. Realizzato a colori nonostante all’epoca la RAI trasmettesse ancora soltanto in bianco e nero, lo sceneggiato si ispira ad una ballata popolare siciliana che narra di un delitto d’onore realmente accaduto nel 1563 a Carini.        
                                                                  
Un certo Harry Brent (1970) di Leonardo Cortese con Alberto Lupo, Roberto Herlitzka, Claudia Giannotti. Una donna uccide un industriale e poi muore avvelenata in carcere. Viene sospettato l’amante della segretaria dell’industriale scomparso, uno straniero di nome Harry Brent …  
                    
Come un uragano (1971) di Silverio Blasi con Alberto Lupo, Delia Boccardo, Corrado Pani. Mentre l’ispettore Clay di Scotland Yard sta indagando su una presunta rete di scommesse illecite all’interno dell’ippodromo di Allenbury, un ricco agente immobiliare della zona scompare … 
                                 
Coralba (1970) di Daniele D’Anza con Rossano Brazzi, Glauco Mauri, Mita Medici. “Coralba” è il farmaco di punta di un’importante industria farmaceutica di Amburgo gestita dal medico veneziano Marco Danon. Tuttavia,  in passato, la sperimentazione di questo farmaco è costata la vita di un innocente  bambino …     
                                                                                             
Dov’è Anna ? (1976) di Piero Schivazappa con Mariano Rigillo, Scilla Gabel . Roma, anni settanta. Carlo e Anna sono una giovane coppia, sposati da tre anni e senza figli, che vive un’esistenza semplice e apparentemente felice. Ma all’improvviso un giorno Anna scompare misteriosamente …  
                            
ESP (1973 ) di Daniele D’Anza con Paolo Stoppa, Ferruccio De Ceresa. In questo sceneggiato di grande successo Paolo Stoppa interpreta il veggente olandese Gerard Croiset, personaggio reale venuto alla ribalta negli anni settanta per le sue facoltà di percezione extrasensoriale, che collaborò con le forze dell’ordine nella soluzione di numerosi casi irrisolti.  
                             
 Il fauno di marmo ( 1977) di Silverio Blasi con Orso Maria Guerrini, Marina Malfatti , Consuelo Ferrara, Donato Placido. Liberamente tratto dal romanzo omonimo di Nathaniel Hawthorne. Quattro amici ritrovano un diario dell’ottocento nel quale appaiono le figure di quattro individui simili a loro. Da quel momento rivivranno un mistero avvenuto cento anni prima … 

 Gamma (1975) di Salvatore Nocita con Giulio Brogi, Laura Belli, Mariella Zanetti, Regina Bianchi. La storia è ambientata in Francia in un futuro prossimo imprecisato. Jean Delafoy, pilota automobilistico, in seguito ad un gravissimo incidente in pista, riporta danni cerebrali irreversibili. L’equipe medica del dottor Duval lo sottopone quindi ad un delicatissimo intervento chirurgico di trapianto del cervello. L’intervento ha successo ed il pilota può così ricostruire la propria identità. Ma a chi apparteneva originariamente quel cervello ?

Giocando a golf una mattina (1969) di Daniele D’Anza con Luigi Vannucchi, Aroldo Tieri, Luisella Boni. Basato sul romanzo omonimo di Francis   Durbridge. Jack Kirby è un ispettore di Scotland Yard che si trova una mattina a giocare a golf con il fratello Bob, individuo misterioso con ogni probabilità coinvolto in casi di spionaggio. Successivamente Bob sparisce …

 Il giudice e il suo boia (1972) di Daniele D’Anza con Paolo Stoppa, Ugo Pagliai, Franco Volpi, Glauco Mauri. Tratto dal romanzo poliziesco dello scrittore svizzero Friedrich Durrenmatt, datato 1952. Il commissario Barlach, ormai prossimo alla pensione, coadiuvato dal suo assistente Tschanz, si trova a dover indagare sulla morte di un tenente della polizia di Berna. 
                    
Ho incontrato un’ombra (1974) di Daniele D’Anza con Giancarlo Zanetti, Beba Loncar, Laura Belli. Svizzera. Il pubblicitario Philippe riceve a più riprese la visita di un misterioso individuo che mette a soqquadro il suo studio senza tuttavia rivelarsi. La tracce fanno risalire ad una donna con ogni probabilità accompagnata da un uomo …      
                                         
Jekyll (1969) di Giorgio Albertazzi con Giorgio Albertazzi, Massimo Girotti. Libera rivisitazione de “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, racconto gotico datato 1886 dello scrittore scozzese Robert Louis Stevenson . 
 
Lungo il fiume e sull’acqua (1973) di Alberto Negrin con Sergio Fantoni, Giampiero Albertini, Laura Belli. Giallo tratto dal romanzo “The other man” di Francis Durbridge. L’ispettore Mike Ford indaga sulla morte di Paolo Moroni, trovato morto su una casa battello sulle rive del Tamigi .                                  
Melissa (1966) di Daniele D’Anza con Rossano Brazzi, Turi Ferro, Aroldo  Tieri. Guy Foster, giornalista disoccupato, è il principale sospettato della morte della moglie Melissa, avvenuta tra i viali di Regent’s Park. Scotland Yard affida l’indagine all’intraprendente ispettore Cameron …        
                 
Ritratto di donna velata (1974) di Flaminio Bollini con Nino Castelnuovo, Daria Nicolodi. Toscana. Il giovane pilota collaudatore Luigi Certaldo conosce Elisa, studentessa universitaria che sembra essere la reincarnazione di una donna velata ritratta in un quadro del 700.                                                   
Il segno del comando (1971) di Daniele d’Anza con Ugo Pagliai, Carla Gravina, Massimo Girotti.  “21 aprile 1817, notte, ore 11. Esperienza indimenticabile, luogo meraviglioso, piazza con rudere di tempio romano, chiesa rinascimentale, fontana con delfini, messaggero di pietra, musica celestiale, tenebrose presenze”. Lancelot Edward Forster , professore di letteratura inglese, trova questo passo sul diario di Lord Byron che sta cercando di tradurre …     
                                                                             
La traccia verde (1975) di Silvio Maestranzi con Paola Pitagora, Sergio Fantoni. Thomas Norton è un criminologo che, utilizzando la macchina della verità, effettua interrogatori per conto della polizia federale e di alcune grandi aziende .
                         

I SOLITI SOSPETTI

di Luca Visentin 


La famosissima scena della line up all'inizio del film (da sinistra a destra: Kevin Pollak, Stephen Baldwin, Benicio del Toro, Gabriel Byrne, Kevin Spacey).




Voto: 9/10

Genere: Giallo, Thriller, Noir
Anno: 1995
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Christopher McQuarrie
Cast: Kevin Spacey, Chazz Palminteri, Gabriel Byrne, Kevin Pollak, Stephen Baldwin, Benicio del Toro, Pete Postlethwaite, Suzy Amis, Giancarlo Esposito, Dan Hedaya, Peter Greene

E’ il 1995, alla 48esima mostra del festival di Cannes viene presentato fuori concorso un film di Bryan Singer: “I soliti sospetti”; un titolo particolare per un film a detta mia straordinario che col tempo diventerà un film di culto acclamato da critica e pubblico.

Trama:
San Pedro, Los Angeles, in seguito all’esplosione di una nave avvenuta nel bel mezzo della notte il piccolo truffatore zoppo Roger “Verbal” Kint (Kevin Spacey), implicato nella vicenda ma già prosciolto dal procuratore viene costretto a subire un ultimo interrogatorio dall’agente di polizia doganale David Kujan (Chazz Palminteri), venuto non solo per ascoltare la deposizione di Kint ma per assicurarsi della morte dell’ ex poliziotto corrotto Dean Keaton (Gabriel Byrne). Intanto l'FBI sta interrogando in ospedale un ungherese, l'unico sopravvissuto all'esplosione.
Kint comincia con un flashback che riporta tutto a sei settimane prima della vicenda in cui si vede coinvolto: New York, 5 pregiudicati finiscono in un losco confronto all'americana per il furto di un camion pieno di fucili smontati, tra questi oltre a Kint vi sono il violento scassinatore McManus (Stephen Baldwin) e il suo socio Fenster (Benicio del Toro); l'irrequieto Hockney (Kevin Pollak) e l'ex poliziotto corrotto Dean Keaton. Costoro si conoscono solo superficialmente, non hanno mai lavorato insieme eppure decidono quasi tutti di partecipare a un colpo ai danni del dipartimento di polizia di New York, l'unico titubante all'inizio è proprio Keaton che sostiene di essere cambiato e non più devoto al crimine per amore della moglie Edie Finneran (Suzy Amis) avvocato di successo, ma Kint riesce a fargli cambiare idea e a convincerlo. Dopo essere stati liberati per insufficienza di prove i cinque pregiudicati, per vendicarsi del trattamento subito, rapinano due poliziotti corrotti che trasportano illegalmente un trafficante di pietre preziose. Il colpo riesce senza vittime (come aveva pensato Kint) e la banda si dirige a Los Angeles per rivendere gli smeraldi ad un ricettatore conosciuto da McManus, un certo Redfoot (Peter Greene), il quale propone a loro un altro colpo, ai danni di un commerciante di gioielli; il gruppo accetta ma il giorno successivo durante il colpo la banda è costretta ad uccidere il bersaglio e la sua scorta poiché opponevano resistenza,  peggio ancora scoprono che il commerciante al posto di gioielli trasportava cocaina. La sera dopo il colpo, la banda cerca spiegazioni da Redfoot ma egli si difende dicendo che il colpo gli è stato affidato da un avvocato di nome Kobayashi (Pete Postlethwaite).
Costui si presenta il giorno dopo alla banda e afferma di lavorare per Keyser Soze, un noto criminale che nessuno ha mai visto e sul quale aleggiano diverse leggende: Kobayashi informa tutti e cinque membri della banda che in passato hanno, in qualche modo, derubato Keyser e l'unico motivo per cui sono ancora vivi è che l'hanno fatto a loro insaputa. Kobayashi affida dunque alla banda un colpo su commissione come risarcimento ai danni ricevuti, in quanto Keyser, ritiene i membri della banda suoi debitori.
Fenster si rifiuta di lavorare per Soze e per questo motivo viene massacrato dai suoi sicari, i quattro rimasti decidono dunque di tendere una trappola mortale all'avvocato Kobayashi, il quale però minaccia di uccidere Edie Finneran, moglie di Keaton, e i familiari degli altri tre uomini. I cinque capiscono che non hanno scampo, decidono di collaborare e accettano il colpo. Il piano è molto rischioso, consiste di assalire una nave carica di droga proprietà dell'organizzazione concorrente a Soze, uccidere tutti gli uomini a bordo e distruggere il carico.

La Regia
Bryan Singer ha reso questo un film un vero e autentico capolavoro grazie alla sua regia precisa e obiettiva: fondamentali nel film sono a mio avviso i dettagli. Questi dettagli non si notano fin da subito, sono nascosti in modo perfetto, bisogna riguardarsi questo cult degli anni novanta almeno due o tre volte per identificarli nel corso della trama ed infine scoprirli tutti quanti nella scena finale. Dettagli che si possono individuare anche nei fantastici primi piani dei personaggi, in questo modo Singer enfatizza ancora di più uno stato emotivo, o semplicemente la personalità dei personaggi in modo tecnico e minimale.
Una sceneggiatura originale complessa e d’effetto (Christopher McQuarrie si aggiudicò l’oscar come “Miglior sceneggiatura originale nel 1996) insieme alla netta regia di Singer hanno contribuito a creare una combinazione perfetta per un cult di successo.

La Recitazione
Parto dal presupposto che in questo film vediamo un cast a dir poco spettacolare, una capacità attoriale di alto livello in tutti gli attori presenti cominciando da Giancarlo Esposito (ora star della nota serie tv “Breaking Bad” e dello Spin-off “Better Call Saul”) fino all’inarrivabile Kevin Spacey che si vide consacrato con il ruolo di Kint nel mondo del cinema vincendo anche un Oscar come “Migliore attore non protagonista” nel 1996. Questo cast stellare è stato anche in grado di regalarci delle piccole chicche: ad esempio sapevate che nella scena del confronto all’americana gli attori risero per davvero? (Proprio così, le risate non erano recitate). A scatenare l’ilarità negli attori sono stati la sgangherata ed eccentrica improvvisazione di Baldwin e l’incomprensibile accento di del Toro, fonti affermano che Singer abbia passato un’intera giornata a registrare questa sequenza (inizialmente pensata come scena seria), ma siccome gli attori ridevano troppo ha deciso di lasciare la scena così com'era (scegliendo tra i vari ciak la più divertente). Non solo, l’accento di del Toro metteva spesso in difficoltà l’attore Stephen Baldwin, tant’è vero che Stephen si dimenticava le battute a causa del pastoso accento del collega, notevole è anche la riproposta di quel suo parlare strano (una sorta di effetto post-sbornia) nel doppiaggio italiano grazie al talento del doppiatore Loris Loddi. Formidabile anche la voce italiana di Kevin Spacey, Roberto Pedicini, che si adatta impeccabilmente alla sua formidabile interpretazione. Personalmente, posso (e voglio) affermare che uno dei punti di forza di questo film è l’incredibile recitazione di Spacey, adatta ai lunghi monologhi e alla narrazione onnisciente di Kint, con quel suo affabile stile da cantastorie e quel suo sguardo pieno di mistero capace di regalarci una performance indimenticabile consacrata dalla battuta che chiude il film:
“La più grande truffa che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste, e come niente…sparisce”

Concludo affermando che “I soliti sospetti” uno dei film noir più importanti e influenti dell’ultimo secolo, una sceneggiatura complessa condita con ottimi attori e un colpo di scena sensazionale sono il piatto perfetto per rendere questo film grande e inimitabile, consiglio a tutti almeno una volta la visione di questo capolavoro capace di intrattenervi, lasciarvi con il fiato sospeso e anche senza parole.

FRANCESCO NUTI, E VENGO DA LONTANO

di Vincenzo Visentin




Nel Novembre del 1988 vengo chiamato a svolgere il servizio militare presso la Caserma Piave ad Orvieto nei Granatieri di Sardegna. Ci voleva un po' di altezza, almeno mt. 1.80 di statura,  per poter essere così un soldato che ha come incarico guardie d'onore e di rappresentanza. Statura che per i giovani d'oggi è quasi una normalità. Al termine del mese di preparazione alla cerimonia del Giuramento, mi convocano i superiori e mi propongono l'incarico di istruttore per gli scaglioni di giovani leve che si susseguono ogni mese presso la caserma. “Ma sei pazzo?” mi dicono gli amici di naja. Siamo destinati a Roma, capisci...  La città eterna di una bellezza che non si può descrivere! E poi bellissime ragazze. Gnocca a volontà!!!! Non accetto l'incarico di istruttore ( col senno di poi sbagliando, Orvieto era la mia città ideale: cibo buono e gente per bene, ma questa è un'altra storia!) e parto per Roma. La caserma si trova in Via Tiburtina, leggermente in periferia ( ma quanto grande è la periferia a Roma!) e per recarsi in centro bisogna prendere l'autobus n.70 che ha come capolinea Piazza San Silvestro a due passi da Piazza di Spagna. L'autobus attraversa anche Piazza Barberini. Ecco che lo vedo, il cinema di Piazza Barberini!! Il cartellone all'esterno, Francesco Nuti in "Caruso Pascosky di padre polacco". Indico ai miei commilitoni il cartellone illuminato a giorno e quelli, con mio stupore,  mi rispondono in coro: “Ma chi è?”  Ma come? Non lo sapete del Nuti, il comico toscano di una comicità melanconica. Ho sempre avuto un debole per Francesco. Il vero successo era arrivato. Aveva indovinato i film sul gioco del bigliardo con " Io Chiara e lo Scuro " e successivamente passando alla regia con " Casablanca Casablanca ". E poi i film in coppia con Ornella Muti ( Nuti/ Muti suona perfetto) da  "Tutta colpa del Paradiso” un film pieno di musica e d'amore a “Stregati"  film dedicato alla notte e all'amore e siccome c'è la musica blues, possiamo dire che questo è un film blues. Non dimentichiamo le sue opere prime come "Madonna che silenzio c'è stasera" o "Son Contento" che vengono accolti da pubblico e critica in maniera decente. Ora dopo due anni era ritornato con questo film dal titolo parecchio insolito. Siamo a Dicembre di quel 1988. Il film verrà proiettato in quel cinema di Piazza Barberini fino a Maggio dell'anno successivo. "La prossima volta che passiamo da qui scendiamo ed entriamo in quel cinema, il biglietto ve lo pago io, ma dovete essere sinceri con me, se il film vi piace mi restituite il tutto!" Accettarono in quattro! Il giorno della visione li guardavo ridere fino alle lacrime seduti sulle loro poltroncine. Avevo vinto la mia scommessa, ma non avevo alcun dubbio. Sono tornato ancora in quella sala di quel cinema almeno altre tre volte, rigorosamente solo, vivendo una felicità fisica tutte le volte. Poi Francesco ha continuato come autore interprete e regista con   "Willy Signori e vengo da lontano" un film sul destino che ti entra come un ladro nella vita e la sconvolge e poi " Donne con le gonne" film un po' criticato soprattutto dalle femministe, fino ad arrivare a "OcchioPinocchio" che Francesco definisce il suo capolavoro. Ma il burattino, un po' disarticolato, non gli porta fortuna. Il film sfora i costi di realizzazione ed incassa molto poco. La fortuna gira le spalle al comico toscano che cade sempre più nella depressione. Si inventa il film "Il Signor QuindiciPalle" e con questa storia chiude la trilogia sul gioco del bigliardo, ma con "Io amo Andrea" e "Caruso zero in condotta" viene drasticamente bocciato dalla critica e lentamente dimenticato. Ad oggi, Francesco,  a causa di un grave incidente domestico ha una salute un po' precaria ma ha pronto una sceneggiatura inedita per farne (chissà in futuro)  un nuovo film. Gli è stato chiesto: “Francesco come va?” "Ora non mi lamento, sto pagando il mio conto con il destino. Se la vita sarà lunga, sarà lunga anche la mia storia"
Per saperne di più si consiglia la lettura del libro "Sono un bravo ragazzo" Andata, caduta e ritorno. Di Francesco Nuti.


WACKY RACES

di Roberto Rizzetto


«Ed ora Signore e Signori vi presentiamo i più famosi e spericolati piloti che partecipano alla gara senza regole: il Wacky Races, dove ogni espediente è consentito per conquistare il titolo mondiale del Wacky Race. Sono sulla linea di partenza. La prima vettura è la Sei Cilindri di Peter Perfect. Rufus Roughcut lo segue con la sua Spaccatutto. In terza posizione troviamo l'Armata Speciale. Subito dopo, Clyde e la sua banda con la loro macchina antiproiettile. Poi, il supergenio delle piste: Pat Pending, con la sua Multiuso. A breve distanza la divina Penelope Pitstop, l'affascinante ragazza che partecipa alla corsa. Appresso abbiamo la Macigno Mobile dei fratelli Slag, Rock e Gravel. Quindi, il Diabolico Coupé con alla guida Big Gruesome. Proprio alle sue spalle, concentratissimo, Red Max. In penultima posizione, l'Insetto Scoppiettante di Luke e Blubber. E, all'ultimo posto, sulla vettura 00, Dick Dastardly - pilota dall'astuzia proverbiale.  Suo compagno di corse il fedele Muttley, che lo aiuta nei suoi trucchi al limite del regolamento. Ma, attenzione: lo starter dà il VIA! Ma...che succede! I piloti non si muovono dalla linea di partenza! È un altro degli sporchi trucchi di Dick Dastardly, che però ha ingranato la marcia indietro! In questo momento sono partiti! Inizia l'avventura del Wacky Race!»
"Con queste parole , pronunciate da Ferruccio Amendola ( famoso doppiatore e padre dell’attore Claudio ), veniva introdotto ogni episodio della serie televisiva a cartoni animati “Wacky Races”, prodotta dalla statunitense Hanna-Barbera Productions Inc.                                                                                 
La prima serie ( composta da 34 episodi ) che debuttò negli States il 14 Settembre 1968 era incentrata su una gara automobilistica a tappe itinerante per gli Stati Uniti d’America. Protagonisti un gruppo di bizzarri individui a bordo di pittoresche autovetture.                                                                      
Tra questi, nel ruolo di cattivo, Dick Dastardly, personaggio che comparirà successivamente anche in altre serie animate prodotte da Hanna-Barbera.               
Alto e magro, con lunghi e sottili baffi e ghigno malefico, Dick Dastardly guida la vettura numero 00 insieme a Muttley, un cane sempre pronto a gongolare sugli insuccessi del suo padrone. Una costante di ogni episodio sono le imprecazioni di Dick Dastardly: “Muttley, fai qualcosa!” e “Accidenti, doppio e triplo accidenti !” ai quali Muttley risponde sempre con un ghigno sarcastico.                        
Nonostante i due cerchino la vittoria ricorrendo ad ogni tipo di espediente, la vettura numero 00 risulterà l’unica a non vincere alcuna gara in quanto le scorrettezze messe in atto nei confronti degli altri concorrenti risulteranno sempre fallimentari e controproducenti …                                                          
Di seguito gli altri partecipanti alla “corsa più pazza d’america” …                                                
Con il numero 1 : la Macigno mobile dei fratelli Slag: Rock e Gravel. La macigno mobile è una macchina di pietra alla cui guida siedono due gemelli cavernicoli, il cui viso è coperto da lunghissimi capelli, armati di clava …         
Numero 2 : il Diabolico Coupè , pilotato dai Fratelli Gruesome. Si tratta di un carro funebre con tanto di pipistrelli svolazzanti al seguito ed un drago all’interno. I due fratelli alla guida ( Big & Li’l ) sono due creature mostruose. La traduzione del loro cognome ( Gruesome ) è infatti “macabro” 
                  
Numero 3 : il Professor Pat Pending e la sua Multiuso, vettura che l’anziano scienziato è capace di trasformare in qualsiasi altro oggetto allo scopo di superare eventuali ostacoli o altri concorrenti.                                                  
Numero 4 : l’aviatore Red Max a bordo dello Scarafaggio volante, un biplano risalente addirittura alla prima guerra mondiale.    
                             
Numero 5 : Penelope Pitstop e il Vezzoso Coupè. La dolce Penelope è un’attraente ragazza bionda alla guida di un’autovettura giallo-rosa equipaggiata di ogni accessorio per la cura della persona, trucco compreso.

Numero 6 : L’Armata speciale del Sergente Blast, guidata però dal soldato Meekly. Si tratta di un mezzo militare che sovente utilizza come spinta il rinculo del cannone ...                                                                           
Numero 7 : Clyde e la sua banda, ovvero sette gangster nani ed il loro    boss a bordo di una vecchia limousine nera.   
                                         
Numero 8 : L’Insetto scoppiettante di Luke e Blubber. Luke è un contadino che sonnecchiando guida con i piedi una vettura di legno con una caldaia al posto del motore. A fargli compagnia l’orso Blubber …       
         
Numero 9 : La Sei cilindri ( unica auto da corsa in gara ) di Peter Perfect, gentiluomo dall’accento raffinato e dai modi garbati. Quando la divina Penelope gli passa accanto il suo cuore batte così forte da coprire il rombo del motore …

Numero 10 : Il boscaiolo Rufus Roughcut ed il suo castoro Sawtooth sulla Spaccatutto, una macchina interamente di legno con al posto delle ruote quattro seghe circolari. La traduzione di “Roughcut” è più o meno “taglio netto”…
                                                                                              
Al termine di ogni episodio la voce narrante annunciava i primi tre classificati senza tuttavia menzionare il sistema di punteggio .                                       
Al termine dei 34 episodi della prima serie Clyde e la sua banda, Luke e Blubber, Penelope Pitstop e Peter Perfect sono i piloti ad aver ottenuto il maggior numero di vittorie ( quattro ) mentre i Fratelli Slag hanno conseguito il maggior numero di podi totali ( quattordici ).                                           
Un remake della serie è andato in onda nel 2017 , sempre prodotto da Hanna-Barbera.                                                                                                       
A Goodwood, nel Regno Unito, dal 2008 in occasione del “Festival of speed” vengono esposte delle riproduzioni a grandezza naturale dei veicoli partecipanti al Wacky Races.        
                                                                                  
Concludo riportando fedelmente le frasi con le quali la voce narrante ( sempre il compianto Ferruccio Amendola ) si congedava dagli spettatori al termine di ogni episodio:
"E rieccoli di nuovo !Il Wacky Races continua … La lotta è serrata per conquistare le posizioni di testa. I concorrenti si servono degli espedienti più strani. Clyde procede sfruttando la sua potenza supplementare ( e da sotto la Limousine spuntano le gambe dei sette nani che spingono la vettura facendogli guadagnare terreno e posizioni ). Red Max, balzellon balzelloni, avanza spedito. L’Insetto Scoppiettante si serve del suo Jet  (e l’orso Blubber, dopo aver gonfiato un palloncino, sfrutta l’aria rilasciata al suo interno per guadagnare velocità).  Il Diabolico Coupè si aiuta con la potenza del suo  drago. Sarà una grande corsa gente ! Ehi, ma … aspetta un momento. Stop ! ( Si verifica un maxi-tamponamento ) Questa gara si svolgerà la prossima volta … ( Compare Dick Dastardly che prosegue la sua corsa sotto il titolo di coda “The end” ). La prossima volta ? Ma quale prossima volta … Io voglio vincere subito, capito ?!

( Ma il titolo di coda “The end” sopra la vettura numero 00 va in frantumi costringendo allo stop il “povero” Dastardly. Alle sue imprecazioni “Accidenti, doppio accidenti, triplo…” si contrappone il classico ghigno dell’irriverente Muttley …) “